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Il progetto architettonico

 

Il progetto architettonico

L’Ambasciata esprime in modo eloquente le migliori tendenze della tecnica dell’architettura moderna che, principalmente con l’uso del cemento armato, ha visto l’Italia imporsi a livello internazionale.

 

notturna

 

pilastri in notturna

 

L’ampio edificio non è solo la sede diplomatica. Un’ordinata fila di pilastri, che si diramano in quattro bracci nella parte superiore, sostiene un quadrato perfetto, base di una struttura dagli spigoli inclinati che ospita gli uffici e la residenza dell’Ambasciatore. Questi pilastri conferiscono alla struttura una leggerezza eccezionale che la “proietta” verso l’alto.

La trasparenza del portico, quasi totalmente libero, con la complicità dell’inclinazione naturale del terreno, favorisce la vista del lago e del paesaggio che si estende oltre. Allo stesso tempo, il portico costituisce uno spazio ombreggiato e ventilato, svolgendo la funzione che di solito nei palazzi è attribuita ai cortili interni.

L’inclinazione delle pareti della struttura principale (poco meno di 30° rispetto alla verticale), associata all’azione dei brise-soleil verticali che marcano irregolarmente i prospetti, protegge gli interni dalla luce diretta del sole.

 

angolo

 

La facciata principale e quelle laterali, oltre le quali funzionano gli uffici diplomatici, sono più severe rispetto alla facciata della residenza privata, più libera, caratterizzata da profonde verande con vista sul lago, sul giardino, sul campo da tennis e sulla piscina.

La struttura è molto chiara, messa in risalto dall’uso quasi didattico di elementi verticali portanti e dalla maglia di lastre a vista: ogni tetrapode si innesta in un pilastro ottogonale situato al centro di un quadrato di 12 metri di lato; i suoi bracci, che si aprono seguendo le diagonali (senza raggiungere gli angoli del quadrato, ma fermandosi a 3 metri di distanza da questi), sostengono una lastra, le cui nervature disegnano forme romboidali dagli angoli arrotondati, intrecciandosi su diagonali di 45°.

 

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L’elemento fondamentale del progetto è il tetrapode, che riflette l’abitudine di Nervi, così come dell’architettura italiana in generale già nell’immediato dopoguerra, a realizzare forme chiuse, scolpite, anti-industriali, contrarie a qualsiasi tentativo di standardizzazione o ripetizione.

 

pilastri

 

Nella parte inferiore l’equilibrio è arricchito da una serie di piccoli gradini di marmo bianco, che scendono fino ad uno specchio d’acqua, il quale risalta la leggerezza della costruzione sostenuta dai pilastri. A controbilanciare l’effetto scuro dello specchio d’acqua, contribuiscono il bianco del marmo e i riflessi d’acciaio della scultura dell’artista italo-brasiliano Moriconi, intitolata “Nucleo”.

 

scultura moriconi

 

La ricerca di forme perfettamente adattate alle esigenze statiche è esasperata dalle infinite possibilità offerte dal cemento.

Concepito seguendo la logica del palazzo, l’edificio rende possibile lo svolgimento di tutte le sue funzioni all’interno delle sue sale. Al centro di ognuno dei quattro quadranti è stato ritagliato un piccolo chiostro, sempre di forma quadrata.

In corrispondenza di queste aperture, al livello del porticato, sono state pensate soluzioni differenti: il quadrante nord ospita un frammento di giardino; il quadrante a est è dedicato a due scale elicoidali che collegano la cancelleria al piano terreno (questo quadrante non è caratterizzato da un chiostro, ma da una serie di piccole aperture di luce lungo i collegamenti verticali); il quadrante ovest affaccia sul laghetto interno ed è sorretto da pilastri, tre dei quali si immergono in acqua, senza alterare la simmetria del lato frontale principale (ma, al contrario, rafforzando il suo carattere monumentale). All’interno dell’ultimo quadrante, a sud, si erge la copertura piramidale del sottostante “salone di festa”, un grande spazio multifunzionale.

 

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I marmi usati per la decorazione dell’edificio sono il granito verde Ubatuba, il rosa Imperiale, l’azzurro di Bahia, il rosso Jacarandá, il grigio Andorinha, mentre il legno utilizzato per i pavimenti e i rivestimenti delle pareti di alcune sale interne è legno Sucupira e Jacarandá “paulista”. Tanto i marmi quanto il legno sono stati scelti nel mercato locale brasiliano, mentre le altre decorazioni sono state fatte arrivare dall’Italia.

Il progetto di arredamento ha optato per l’utilizzo di alcuni mobili antichi, già presenti dell’Ambasciata a Rio de Janeiro, e di altri dal design più moderno. Sono stati impiegati anche arazzi, stuoie e ceste tipiche dell’artigianato sardo.

Il lotto 30 del quartiere 807 non vanta solo l’edificio dell’Ambasciata, ma anche il suo giardino, realizzato dall’architetto di esterni Ney Dutra Ururahy.

 

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giardino

Particolare attenzione è stata data alla scelta delle piante e alle combinazioni di colore dei loro fiori, così da avere diverse tonalità di rosso. Si è privilegiata la scelta di arbusti e piante brasiliane, ma anche di piante provenienti da altri luoghi. Più di cento bouganville rosse e lillá, decine di arbusti di Tibouchina, con i loro bei fiori, si mescolano alle Stelle di Natale messicane, alla Azalee, agli Ibiscus rosa, alle Orchidee porpora di Hong Kong e, soprattutto, ai fiori spettacolari color rosso-arancio dei Flamboyants.

Tra i diversi tipi di alberi e piante si alternano, a partire da un grande Tamboril, circa un centinaio di esemplari di Copaíba, e alcuni “Alberi della Pioggia”, tutti rigorosamente brasiliani.

All’interno dello specchio d’acqua sottostante l’edificio si trovano tre gruppi di piante acquatiche (ninfee e “falsi papiri”). Ciottoli e mosaici completano la superficie. Il giardino, modificato solo in parte rispetto al progetto originale, è sempre stato considerato uno dei più belli di Brasilia.

 

PER SAPERNE DI PIÙ

> Brasilia, sessant’anni fa - La storia della sede

> Gli interni: design e arte 

La sostenibilità: il progetto Ambasciata Verde


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